Le Storie di Hacker Primi Passi (anonimo) Parte 4

Dopo avere visto il film, mi misi alla disperata ricerca di un accoppiatore acustico, l’apperecchio sul quale poggiava la cornetta telefonica che si vede nel film, ma purtroppo nessun negoziante della mia zona aveva mai sentito parlare. Qualcuno che ne sapeva qualcosa mi disse che in Italia non ne arrivavano, visto che non ci sarebbe stato nulla a cui collegarsi. L’unica possibilità che mi restava era una scheda autocostruita che, tramite un CB, permetteva di collegare due computer. Mio padre aveva un baracchino, sul suo pulmino, ma l’HAM RADIO, così si chiama, anche se lo scoprii molto dopo, non mi affascinava, e poi i miei amici computer-muniti non avevano il CB; per questi motivi la cosa cadde nel nulla, ma dentro di me il sogno di collegarmi continuava a rimanere vivo.

Tale desiderio era così forte che, prendendo spunto da un listato BASIC trovato su una rivista, il quale simulava il film WAR GAMES, e dopo averlo personalizzato e ampliato con delle routine vocali e un elenco simulato di correntisti del Banco di Roma, presi dall’elenco telefonico, organizzai uno scherzo ai miei amici. Li invitai a casa mia per giocare con i videogame, ma invece di caricare i videogiochi, dissi loro che potevamo collegarci con una banca e, dopo aver simulato un collegamento del computer con la linea telefonica di casa, lanciai il programma. Ci trovammo subito di fronte a una password, entrammo e ci si prensetò un elenco di correntisti di una banca, sul quale mi creai subito un conto, versando parecchi soldi (so benissimo che una cosa del genere fa solo sorridere oggi, ma vi assicuro che i miei amici ci credettero veramente). A quel punto avveniva una cosa molto strana: i caratteri del video diventavano delle spurie e di colpo ci trovavamo catapultiti dentro un computer della base NATO, che ci avvisava di missili in arrivo a Comiso…e poi una voce sintetica iniziava a ululare “ALLARME, ALLARME, INTRUSO NEL SISTEMA DI DIFESA” e un numero progressivo iniziava la scansione dei numeri di telefono fino a che, cifra dopo cifra, trovava il numero di casa mia. Allora io spegnevo in fretta e furia il computer e, eccitatissimo, gradiavo agli amici: “Ci hanno scoperto! Forza, andate via e non ditelo a nessuno, mi raccomando”.

Tutto ciò mi diede una sensazione indescrivibile, e per la prima volta sentii tutto il fascino che l’eplorazione dei sistemi esercitava su di me: volevo a tutti i costi collegarmi, esplorare ogni angolo della rete, vedere se c’era qualcosa dentro la quale entrare, non so perchè, non so spiegarlo neanche a me stesso, ma so soltanto che era ed è qualcosa di viscerale, di innato che, imparando tecniche e metodi, ho avuto la possibilità di tirare fuori. Parlando con altri Hacker, ho capito che questa sensazione è condivisa da tutti: ecco perchè nessuno vive questa trasgressione come un reato ma anzi la vede come un diritto, come un gioco, come qualcosa di positivo; è come se, tutto ad un tratto, giocare a nascondino diventasse una colpa, perchè i portieri dei condomini così possono tenere gli ingressi e i cortili in ordine, ma che, stiamo scherzando…

Col tempo ho bucato molti siti sul serio, e quando l’ho fatto la prima volta è stato come se un sogno di un bambino si fosse realizzato, come se i giochi della mia infanzia in realtà non fossero finiti mai.

Tutt’ora, quando ho un po’ di tempo, continuo a farlo, e penso che, anchge se in maniera sempre meno compulsiva, continuerò finchè le mie conoscenze tecniche me lo permetteranno.

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